a scuola non sia lasciata sola. Distanziamento in classe e trasporti? I problemi sono sempre gli stessi"
La scuola “è un servizio pubblico, ma ha anche bisogno di altri servizi pubblici, dai trasporti ai servizi sanitari”, dice a Today il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi Antonello Giannelli

Come sarà la ripartenza delle scuole a settembre? Al momento non lo sa per certo ancora nessuno, ma il dubbio forte è che quando suonerà di nuovo la campanella possano ripresentarsi gli stessi problemi con cui ci si è trovati a doversi confrontare dopo l'estate scorsa, all'inizio del secondo anno scolastico in tempo di pandemia. Cos'è cambiato ad oggi? "I nodi da sciogliere sono gli stessi del passato e l'unico passo in avanti è che ci sono molte persone vaccinate. Ma i problemi sul tavolo sono sempre quelli", dice a Today Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi.
"Se si deve riprendere con il distanziamento, le nostre aule sono troppo piccole e gli alunni non ci stanno tutti. Quindi significa che dovremo ricominciare da capo con una parte di studenti che segue in presenza, un'altra da casa, poi farli alternare….", afferma Giannelli. La settimana scorsa, durante il suo discorso di replica alle comunicazioni in vista del Consiglio Europeo, il presidente del Consiglio Mario Draghi aveva ricordato come nonostante lo stanziamento di "fondi ingenti" alla fine fosse stato necessario decidere "che i mezzi pubblici potessero essere pieni solo al 50% e questo non ha aiutato la riapertura delle scuole". Se per settembre non si sarà trovata una soluzione, con un sistema di trasporti in grado di trasportare il 100% degli studenti mantenendo il distanziamento, per Giannelli si riproporranno gli stessi problemi, con il rischio di ritrovarsi di fronte le stesse questioni "lasciate insolute quest'anno". La scuola, ribadisce il presidente dell'Anp, "non può essere lasciata sola. È un servizio pubblico, ma ha anche bisogno di altri servizi pubblici, dai trasporti ai servizi sanitari".
"Dopo la pandemia la scuola non torni nel dimenticatoio"
Anche Giannelli guarda con preoccupazione al diffondersi della variante Delta del coronavirus anche in Italia: "Compete alle autorità sanitarie dire qualcosa sull'argomento e prevenire al massimo il contagio, ma bisognerà evitare che accada ciò che è successo la scorsa estate, a seguito della quale abbiamo vissuto l'anno scolastico che sappiamo e siamo stati costretti a correre ai ripari chiudendo".
Un anno scolastico non certo facile per nessuno dei soggetti coinvolti, dal personale della scuola agli studenti e le loro famiglie, "dominato" dalla dad, la didattica a distanza. Da questo punto di vista, comunque, per Giannelli il bilancio non è interamente negativo. "Sicuramente si sono create delle lacune formative che prima non c'erano. Però questa esperienza ci ha insegnato molto, ci ha fatto prendere consapevolezza dei limiti del nostro sistema. Speriamo contribuisca anche a risolverli", spiega. La dad rimarrà anche dopo la pandemia? "Io lo spero. Come tutti gli strumenti è neutro, sta a noi farne il miglior uso possibile", dice Giannelli, per il quale la didattica a distanza potrebbe restare "per integrare le attività in presenza" ma anche per realizzare eventualmente insegnamenti facoltativi a scelta dello studente, andando nella direzione di una "maggiore flessibilità, di cui c’è molto bisogno".
Da quando è iniziata la pandemia, di scuola se ne è parlato molto, per un motivo o per l'altro. Un fatto che per Giannelli non può che essere positivo, anche se c'è un 'ma'. "Il mio timore è che quando sarà finita la tragedia del Covid, questi riflettori si spengano e la scuola ritorni un po' nel dimenticatoio. Noi faremo di tutto affinché ciò non accada".

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